Storia
Gualdo Tadino è nota nel mondo per la particolare produzione di maioliche che affonda le sue radici in epoca antica e che si distingue per i colori iridescenti dell’oro e del rubino, ottenuti attraverso la famosa tecnica del “lustro” o del “riverbero”.
STORIA
Nel territorio gualdese la lavorazione della terracotta fu favorita sin dall’antichità dalle ricche cave d’argilla presenti nella località Matalotta, dalla grande estensione dei boschi e dall’abbondanza di legname utile per la sua cottura.
Testimonianza di questa antica vocazione sono i ritrovamenti di antiche fornaci adibite alla cottura della ceramica, la prima nelle vicinanze della frazione Rasina ove sorgeva il municipio romano di Tadinum e la seconda sul Colle dei Mori, dove si trova l’unico sito fino ad oggi indagato dalla Soprintendenza su cui insiste un abitato arcaico di epoca umbra.
Già nel Trecento i ceramisti gualdesi esportavano i loro prodotti in fiere e mercati, come risulta da documenti provenienti da archivi di centri limitrofi.
Nel Cinquecento inizia a fiorire a Gualdo Tadino la pratica della maiolica a lustro, documentata da alcune formelle impreziosite di rosso rubino presenti sulla facciata del Santuario della Madonna del Piano. Nel secolo successivo compaiono le prime dinastie di ceramisti locali, come i Pignani e i Biagioli, ai quali si deve l’affermarsi di una produzione di pregio e su larga scala. In particolare, va ricordata l’attività di Antonio e Lorenzo Pignani, autori di maioliche decorate con il “colore dorato”. Lorenzo, nel 1673, ottiene da papa Clemente X la privativa per apporre l’oro sui suoi manufatti.




